8.5.06
Scusate, ma se D'Alema non è eleggibile a presidente della Repubblica perché troppo di parte, per quale motivo dovrebbe esserlo invece Giorgio Napolitano, puro prodotto della vetusta nomenklatura comunista? Egli non è altri che un arcaico uomo di apparato, il quale non è mai stato capace di trarre alcuna lezione dalla storia, rimanendo sempre fedelissimo ad un partito che, giusto per fare un esempio, di fronte ai fatti d'Ungheria od alla Primavera di Praga, non ha fatto altro che chiudere tranquillamente gli occhi pur di giustificare la sanguinaria utopia partorita da Marx. Per non parlare del genocidio organizzato in Cambogia, nel 1975, dai Khmer Rossi, uno dei più atroci massacri dell'intera storia umana, quando il nostro eroe ripescato dalla naftalina della presentabilità istituzionale, firmò assieme a Massimo D'Alema una risoluzione a favore della "eroica Resistenza del popolo cambogiano e vietnamita" invitando a "sviluppare un grande movimento di solidarietà e di appoggio ai combattenti. Ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco". Non mi risulta, ad oggi, che nessuno dei due abbia mai fatto autocritica per questo. Però magari, ovviamente, sono entrambi pronti a levare gli scudi contro quell'assassino di Bush. Insomma, sono tutt'e due fatti della stessa pasta. L'unica differenza è che almeno uno di essi non sembra soffrire dei malanni tipici della senescenza: ma evidentemente l'accolita dei nostri politicanti deve aver scambiato il Quirinale per un istituto di geriatria.
Comunque, lo spettacolo più triste, è assistere per l'ennesima volta alla farsa degli inciuci e dei giochini partitocratici da parte di entrambi gli schieramenti. Chi ha più voti elegga chi vuole, come avviene in tutte le liberal-democrazie del mondo, e basta. Che sia D'Alema, o Napolitano, o un qualche altro pinco pallino poco importa. E' la semplicissima regola base della democrazia: la minoranza deve adattarsi ai voleri della maggioranza. Punto. E' anzi più che mai necessario che gli esponenti della maggioranza, da soli, si assumano la piena responsabilità delle proprie scelte, dimodoché, alle prossime elezioni, tutti i cittadini possano giudicare del loro operato.
Intanto, in mezzo a tutto questo meschino bailamme, l'unico reale vincitore sarà, ancora una volta, il subcomandante (nonché incidentalmente presidente della Camera) Fausto Bertinotti. Il quale, comunque vada, riuscirà a piazzare un ex-PCI al Quirinale, proprio come aveva predetto. Proseguendo, imperterrito, nella sua guerra di posizione di gramsciana memoria.