2.6.06
Uno che ostenta il simbolo del pacifismo più bieco ed insulso mentre le truppe in armi gli rendono gli onori, io lo chiamo ipocrita. Uno che si fregia dell'emblema di coloro che gridano -Dieci, cento, mille Nassiriya- mentre gli sfilano davanti i medesimi uomini che a Nassiriya (e non solo) hanno dato la vita, io lo chiamo ipocrita. Uno che a parole vuole abbattere questo sistema ingiusto e sfruttatore ma che poi, una volta eletto, fa il diavolo a quattro per accaparrarsi una delle cariche più prestigiose che questo stesso sistema gli mette a disposizione (salvo poi insultare quel ruolo alla prima occasione buona), io lo chiamo ipocrita. Ma soprattutto, con un tal gesto compiuto nel giorno della festa di tutti (e sottolineo tutti) gli italiani, egli si è pubblicamente chiamato fuori, rendendosi interprete del pensiero della sola piccola minoranza che lo sostiene. Forse il "sinistro" personaggio ignora che, grazie alla sua carica, egli rappresenta tutti i cittadini. Forse, meschino, non è nemmeno colpa sua, è che i suoi compagni, nella frenesia di spartirsi le poltrone, non hanno avuto il tempo di spiegarglielo. Ma la sostanza dei fatti non cambia. Ed allora, per coerenza, se solo i personaggi tartufeschi conoscessero la coerenza, egli dovrebbe almeno avere il buon gusto di dimettersi: per la manifesta incapacità di ricoprire un ruolo che lo rende rappresentante anche di quella stragrande maggioranza che, per fortuna, non lo ha votato. Non siamo così ingenui da aspettarci tanto da un tale sepolcro imbiancato. Però, se il farisaico figuro non ha le capacità (o la volontà) di rispettare i vivi, che abbia almeno l'educazione di rispettare i morti. Questo mi sembra il minimo che, da cittadini, si possa esigere da un presidente della Camera dei Deputati della Repubblica.


